Come è bello vivere in città - Articoli dalla stampa

Come è bello vivere in città

Emanuele Zonniro Speciale Meeting

01/10/2004 - Sindaci

Le grandi città sono soggette a continui cambiamenti. Come affrontarli? A quale uomo si guarda? L’incontro vede al tavolo tre sindaci: Cammarata, primo cittadino a Palermo, Albertini a Milano, Veltroni a Roma

Perché un incontro sulle grandi aree metropolitane? È indubbio che le città siano oggi il luogo delle relazioni e delle sfide. Qui, più che in ogni altro aggregato umano, l’uomo costruisce e subisce il suo futuro. A che uomo si pensa quando si progettano i cambiamenti di una città? Antonio Intiglietta, presidente GeFi e moderatore, pone subito la domanda. Chi hanno per interlocutori i sindaci? I cittadini nella loro astrattezza o l’uomo che è fatto di storia, tradizione e relazioni? Ognuno a suo modo, i tre sindaci raccolgono la provocazione.

Guardare ai bisogni
Cammarata dice dell’azione amministrativa a Palermo. Al suo arrivo si è trovato 6.200 lavoratori “socialmente utili”. Cioè: 6.200 “mantenuti” da oltre 15 anni. Oggi sono la metà. Cammarata vuole portarli a zero entro fine mandato. E ancora: Palermo era solo due anni fa all’onore delle cronache per l’eterna mancanza di acqua, oggi due grandi infrastrutture portano 1.000 litri d’acqua il secondo e le famiglie non devono più subire i turni orari. E ancora: Palermo è una delle città a traffico più caotico. Adesso si è arrivati al piano di fattibilità della prima linea metropolitana e Cammarata si pone l’obiettivo di porre la prima pietra prima del fine mandato. A che uomo ha guardato Cammarata? Ha guardato all’uomo palermitano con i suoi bisogni. Albertini per rispondere sceglie la strada delle metafore e dei paragoni storici. È a capo del governo di una città che non esita a definire infinita, che di giorno raddoppia. Nel Medioevo simbolo della città era la cattedrale. Tutti la vedevano, tutti la guardavano, ma soprattutto tutti avevano dato il loro contributo a costruirla. Oggi la cattedrale è la rete connettiva che scorre nascosta agli occhi, ma che permette la partecipazione collettiva, invisibile, indispensabile per trasformare le criticità in opportunità. Milano oggi è la città più cablata d’Europa e lo stile dell’amministrazione è stato quello di aver permesso e favorito che i cittadini, le loro imprese, le loro associazioni, fossero protagonisti del loro interconnettersi.

Welfare society e welfare community
Walter Veltroni prende spunto dall’aver appena visitato una casa del volontariato, a Roma, dotata di un numero verde aperto 24 ore su 24 in una città con 80mila anziani con più di 80 anni. Roma - racconta - avrà a che fare con tre grandi questioni nei prossimi anni: 1) l’invecchiamento della popolazione; 2) l’immigrazione; 3) la débâcle della famiglia. «Due persone che vivono insieme - dice Veltroni - fanno relazione, due persone che vivono separate hanno bisogno di relazione». L’amministrazione è giusto che faccia tutto quanto è in suo potere per l’affronto di tematiche complesse, ma anche - è la posizione del Sindaco - non può essere il welfare state la risposta. Non ce la fa a esserlo e non è giusto che lo sia. Welfare society e welfare community sono la strada da perseguire nel futuro. «Oggi - ha concluso - sono i corpi intermedi che permettono a un’amministrazione di entrare in rapporto con la città».

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