Le dimensioni dell'esperienza cristiana - Un movimento nella Chiesa

Le dimensioni dell'esperienza cristiana

Cultura, carità e missione: questi gli aspetti che, nella pedagogia del Movimento, sono indicati come autentiche dimensioni della vita cristiana

«“Dimensione” è l’aspetto di apertura verso la realtà totale che un gesto umano realizza», scriveva don Giussani. «Le dimensioni rappresentano le modalità più importanti di un gesto, quelle che misurano il valore del gesto, quelle che attuano tutte le sue potenzialità. L’integralità delle dimensioni in un gesto non è semplicemente questione di ricchezza o di pienezza, ma è una questione addirittura di vita o di morte per il gesto stesso; poiché senza l’impostazione almeno implicita di tutte le sue fondamentali dimensioni, il gesto non è povero, ma addirittura manca di verità, è contraddittorio alla sua natura, è ingiusto».


Nella pedagogia del Movimento, le dimensioni dell’autentica esperienza cristiana (esperienza concreta, caratterizzata appunto da gesti vissuti) sono: cultura, carità e missione (o cattolicità).


a) Cultura, azione politica, ecumenismo

«La cultura è conoscenza critica e sistematica di una esperienza», scriveva don Giussani.
La vivacità culturale di CL nasce dalla volontà di verificare come la fede cristiana offra un criterio più fecondo e completo per leggere la realtà. Con questo scopo sono nati, in Italia e all’estero, centinaia di centri culturali, decine di scuole libere (promosse spesso da cooperative di genitori), sono sorte case editrici, si sono realizzate attività editoriali e giornalistiche, si sono promossi Istituti e Fondazioni di livello accademico, convegni internazionali (come l’annuale Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini) che hanno coinvolto i nomi più illustri della cultura internazionale e dibattuto i temi più scottanti e autentici della contemporaneità.

Dalla dimensione culturale discende naturalmente la dimensione politica.
Nella concezione di CL, infatti, l’azione politica è uno dei campi in cui un cristiano è chiamato con maggior responsabilità e generosità ideale a verificare il criterio unitario che muove la sua esistenza. Non deve sorprendere, dunque, che dalle fila del Movimento siano uscite personalità a diverso livello impegnate, direttamente e sotto la propria responsabilità, nell’azione politica.
Seguendo il solco tracciato dalla Dottrina sociale della Chiesa, ciò che si vuole perseguire è la difesa della libertà ecclesiale e del bene comune. Le battaglie che hanno coinvolto l’intero Movimento, come quella per la libertà di educazione e per la parità tra scuole statali e non statali, o quella più generale per il rispetto del principio di sussidiarietà, tendono a realizzare l’unità tra il lavoro culturale e l’azione politica.

Infine, la concezione di cultura propria di CL coincide con il significato più autentico del termine «ecumenismo».
Esso non consiste nella ricerca di un minimo comune denominatore tra esperienze diverse al fine di giustificare una blanda tolleranza. Al contrario, esso indica la capacità di abbracciare anche l’esperienza più lontana e diversa in virtù del fatto che l’aver incontrato la verità, per grazia e non per merito proprio, permette di riconoscere ogni barlume di vero e di valorizzarlo.


b) Carità. La gratuità come legge e le opere della carità


«Quando c'è qualcosa di bello in noi, noi ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri. Quando si vedono altri che stanno peggio di noi, ci sentiamo spinti ad aiutarli in qualcosa di nostro. Tale esigenza è talmente originale, talmente naturale, che è in noi prima ancora che ne siamo coscienti e noi la chiamiamo giustamente legge dell’esistenza.
Noi andiamo in "caritativa" per soddisfare questa esigenza.
Quanto più noi viviamo questa esigenza e questo dovere, tanto più realizziamo noi stessi; comunicare agli altri ci dà proprio l’esperienza di completare noi stessi. Tanto è vero che, se non riusciamo a dare, ci sentiamo diminuiti.
Interessarci degli altri, comunicarci agli altri, ci fa compiere il supremo, anzi unico, dovere della vita, che è realizzare noi stessi, compiere noi stessi.
Noi andiamo in "caritativa" per imparare a compiere questo dovere.
Ma Cristo ci ha fatto capire il perché profondo di tutto ciò svelandoci la legge ultima dell'essere e della vita: la carità. La legge suprema, cioè, del nostro essere è condividere l’essere degli altri, è mettere in comune se stessi.
Solo Gesù Cristo ci dice tutto questo, perché Egli sa cos’è ogni cosa, che cos'è Dio da cui nasciamo, che cos'è l'Essere.
Tutta la parola "carità" riesco a spiegarmela quando penso che il Figlio di Dio, amandoci, non ci ha mandato le sue ricchezze come avrebbe potuto fare, rivoluzionando la nostra situazione, ma si è fatto misero come noi, ha "condiviso" la nostra nullità.
Noi andiamo in "caritativa" per imparare a vivere come Cristo» (Il senso della caritativa, Coop. Ed. Nuovo Mondo 2010).
Da queste ragioni nasce la proposta della caritativa.

I primi giessini si recavano in una zona della periferia di Milano, la Bassa, per fare compagnia a dei ragazzini di famiglie prossime all’indigenza. Oggi le forme di caritativa proposte sono le più diverse: impegnarsi in oratorio, far visita agli anziani in ospizio, aiutare i ragazzi più bisognosi a studiare, condividere situazioni difficili quali la malattia psichica o gli stadi terminali di malattie incurabili, aiutare a cercare un lavoro eccetera. Anche in questo caso, come per la dimensione culturale, gli sviluppi operativi, dai più semplici ai più complessi, sono legati all’iniziativa libera e alla scelta di impegno di aderenti a CL e non impegnano il Movimento in quanto tale.


c) Missione. Testimonianza personale, sempre e ovunque

«Le prospettive universali della Chiesa sono le direttive normali della vita del cristiano». Questa frase di Pio XII, spesso ricordata da don Giussani, veniva da lui così commentata: «Quanto più si ama questo senso universale, tanto più si è capaci di fedeltà al particolare».
Fin dal principio di GS, i ragazzi venivano educati alla missione anche attraverso l’attenzione nei confronti di missionari impegnati in luoghi lontani e difficili.
Nel corso degli anni, CL ha collaborato con l’azione missionaria di personalità significative, di enti e ordini religiosi.

Nel 1962 prende il via un’azione missionaria interamente e responsabilmente sostenuta (forse per la prima volta nella storia della Chiesa) da studenti – i primi giessini – a Belo Horizonte, in Brasile. Questa esperienza, oltre a gettare i primi semi della presenza del Movimento in America Latina, insegnò che non c’è distinzione tra la presenza quotidiana nelle scuole o nei luoghi di lavoro e l’annuncio cristiano svolto da tanti missionari in terre difficili d’Africa, d’Asia o d’America: è la stessa universale missione della Chiesa.

La testimonianza nel proprio ambiente, a cui il Movimento richiama, è intesa innanzitutto come offerta del proprio lavoro a Cristo, più che come capacità di iniziativa o di strategia comunicativa. CL intende la missione come servizio alla missione della Chiesa e come possibilità di richiamo all’esperienza cristiana laddove i suoi aderenti si trovino, ovunque nel mondo.

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