28 gennaio 2015 - Lettere di Julián Carrón

28 gennaio 2015

In vista dell'Udienza del 7 marzo 2015 con papa Francesco



Milano, 28 gennaio 2015


Cari amici,

come tutti ormai sapete, papa Francesco ha accolto la nostra richiesta di una udienza in piazza San Pietro per la ricorrenza dei dieci anni dalla morte di don Giussani, insieme a quella per i sessant’anni dall’inizio del nostro movimento. La gratitudine che invade la nostra vita per questo gesto di paternità del Santo Padre è tale che non vorremmo arrivare all’incontro con lui senza una disposizione adeguata. Perciò, fin da ora vi invito a pregare personalmente e insieme lo Spirito che ci prepari a questo grande evento, affinché ciascuno di noi possa essere nelle condizioni migliori per accogliere quanto lui vorrà dirci per il cammino personale e comunitario che ci aspetta.

Tutti noi siamo stati educati a riconoscere nella figura di Pietro il fondamento della nostra fede. «Il volto di quell’uomo [Gesù] è oggi l’insieme dei credenti, Corpo misterioso, chiamato anche “popolo di Dio”, guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma» (don Giussani). Siamo contenti di potere esprimere al successore dell’Apostolo tutta la nostra devozione e la nostra gratitudine per come sostiene la nostra fede, ogni giorno, con la sua continua testimonianza e attraverso il suo magistero così pertinente alle sfide del presente.

Senza la sua figura, nella quale si manifesta in modo eminente la successione apostolica, la nostra fede sarebbe destinata a soccombere tra le tante interpretazioni del fatto cristiano generate dall’uomo. Che semplicità occorre per riconoscere e accettare che la vita di ciascuno di noi dipende dal legame con un uomo in cui Cristo testimonia la sua perenne verità nell’oggi di ogni momento storico! E quanto sembra sproporzionato che tutto abbia la sua consistenza nel legame con la fragilità di una singola persona, scelta per questa missione! Eppure, la conferma che ciascuno di noi ha nella propria esperienza del fiorire della vita nella misura in cui lo segue, proprio questo costituisce la più grande risorsa per la nostra adesione incondizionata al Papa, che non può che esprimersi nella domanda sincera e umile di una sequela semplice, tanto siamo convinti che seguendo lui seguiamo Cristo.

Più mi tuffo in queste riflessioni e più il mio pensiero va a don Giussani − che ci ha educato a guardare il Papa per questa sua rilevanza unica nella nostra vita −. Con il trascorrere degli anni cresce la gratitudine che sentiamo per il dono della sua persona, della sua testimonianza e della sua dedizione totale nell’accompagnare ciascuno di noi affinché potesse diventare sempre più maturo nella fede. È così che ci ha trascinati a Cristo, rendendoLo sempre più affascinante, fino a farLo diventare la Presenza più cara nella nostra vita. Il tempo che passa, le circostanze storiche che ci troviamo ad affrontare, la nostra disponibilità a lasciarci “guidare” da don Giussani, lo rendono sempre più autorevole ai nostri occhi. Vivendo intensamente il reale in cui era immerso, ha anticipato giudizi e ci ha offerto indicazioni preziose per affrontare questioni e scenari che oggi sono davanti agli occhi di tutti e che non potevamo immaginare prima. Come non trascorrere questo decimo anniversario della sua morte traboccanti di gratitudine verso di lui, per averci introdotto a una pienezza del vivere che senza di lui non ci saremmo neanche sognati!

Che la sequela al carisma che ci ha affascinato possa diventare in noi sempre più fedele passa attraverso la nostra sequela al Papa e ai Vescovi uniti a lui. Per questo andiamo a Roma. Non per un incontro celebrativo, ma solo per il desiderio di imparare da papa Francesco come essere cristiani in un mondo in così rapida trasformazione. E sono sicuro che la conoscenza che il Papa ha di don Giussani attraverso i suoi scritti gli consentirà di offrirci spunti di giudizio, indicazioni e suggerimenti consoni alla nostra strada.

Vi prego di chiedere ogni giorno alla Madonna che ciascuno di noi possa essere pronto a ricevere ogni indicazione che il Papa ci darà per poter continuare a vivere sempre di più il carisma che ci ha afferrati, affinché si possa compiere lo scopo per cui lo Spirito lo ha suscitato in don Giussani: rendere presente in ogni periferia – cioè in ogni ambiente di vita − il fascino di Cristo, la Sua attrattiva unica, attraverso la materialità della nostra esistenza. «Cristo me trae tutto, tanto è bello!» (Jacopone da Todi).

Vi domando anche di continuare a pregare ogni giorno per il Papa, secondo le sue intenzioni.

In profonda amicizia
don Julián Carrón

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