Stabat Mater

Lucia Valentini Terrani, Margaret Marshall
London Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado
Giovanni Battista PergolesiDeutsche Grammophon 1997


Per comprendere fino in fondo la portata di quest'opera occorre innanzitutto ricordare che essa è espressione di una cultura di popolo e dell'esperienza personale del musicista. (...)
Una sola regola guidò la sua mano: che le parole, portatrici di esperienza, potessero emergere con assoluta libertà e il canto servisse unicamente a ridar loro la vita originale.
Commovente è la cronaca dei suoi ultimi giorni di vita:
Essendosi portato a visitarlo Francesco di Feo, rinomato maestro di musica che lo amava teneramente, e veduto che egli giacendo a letto si occupava a terminare la composizione dello Stabat Mater, fortemente lo rimproverò, dicendogli che le sue condizioni di salute meritavano ben altri riguardi. Ma il povero giovane rispose che non voleva morire prima di finir l'opera che gli era già stata pagata ducati dieci: - E forse, aggiunse, non varrà dieci baiocchi. Tornò dopo qualche settimana il Feo e lo ritrovò peggiorato a segno che a stento dalle moribonde labbra di lui potrà intendere che lo Stabat era stato terminato e inviato al suo destino. Pochi giorni dopo, nel di 16 marzo 1736, il Pergolesi rendeva l'ultimo sospiro.
Finis, Deo gratias
, le ultime parole scritte di suo pugno mettono un sigillo non solo sul capolavoro, ma anche sulla breve esistenza del giovane che nell'Amen finale dello Stabat innalza, dal suo stato rattrappito dalla malattia, il più fulgido ringraziamento al Mistero che salva attraverso il dolore:
Vuole la tradizione che negli ultimi supremi istanti Pergolesi fu visto contemplare un'effigie che era rimpetto al letto, e rimirandola ansiosamente col petto ansante, piangesse: era l'effigie della Madonna Addolorata che l'autore dello Stabat chiamava la sua celeste musa.

(da Pergolesi e lo Stabat Mater di Pier Paolo Bellini - estratto dal libretto incluso nel cd)