Natale. Dio regna facendosi piccolo per noi

Le parole di augurio di Davide Prosperi al movimento. «Non solo Dio cammina con noi, ma si affida alla nostra libertà, ha sete e fame del nostro libero "sì"»

Cari amici,
anche quest’anno ci raggiunge l’annuncio del Natale, che è sempre lo stesso eppure è sempre nuovo, come nuove sono le circostanze che la vita ci mette davanti. Quest’anno, in particolare, il Re del cielo viene tra noi in un momento di cui è difficile non sentire il «freddo e il gelo», per citare le parole di Tu scendi dalle stelle. Non solo a causa del Covid, che purtroppo sta tornando a colpire con rinnovata aggressività. Ma anche a causa dei cambiamenti cui il nostro movimento ha dovuto far fronte in quest’ultimo periodo, cambiamenti che per alcuni di noi continuano a essere fonte di smarrimento e tremore.
Ebbene, a questo smarrimento, a questo nostro bisogno di orientamento, Dio ha risposto e continua a rispondere semplicemente così:

«Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».

La risposta di Dio al nostro bisogno di luce, di conforto, di salvezza, è diversa da quella che istintivamente ci aspetteremmo. Come ha detto papa Francesco nel suo discorso natalizio alla Curia Romana, «il mistero del Natale è il mistero del Dio che viene nel mondo attraverso la via dell’umiltà (…). Il Re dei Re viene nel mondo non attirando l’attenzione, ma suscitando una misteriosa attrazione nei cuori di chi sente la dirompente presenza di una novità che sta per cambiare la storia».

Nel meditare le parole del Papa, non ho potuto evitare di rifarmi la domanda: cosa c’è di così “dirompente”, di così “nuovo” in un bambino deposto in una mangiatoia? O più precisamente: che cosa c’è di nuovo per noi da scoprire, nel volgere oggi lo sguardo su questo bambino? Che cosa questo Natale ha da dirci?

Due risposte mi salgono nel cuore.
La prima: è vero, Dio sceglie una via che d’istinto nessuno di noi sceglierebbe: la via dell’umiltà. Ma perché la sceglie? Azzardo una risposta: perché proprio questa è la via che corrisponde all’attesa più vera del cuore. Di fatto è così, almeno per me e per tanti amici: nulla ha il potere di scaldarci il cuore, tanto quanto l’accorgerci di questo Dio che sceglie di “impastarsi” con la nostra pochezza per farne la dimora della Sua potenza, della Sua grandezza.
Ed è giusto, è in fondo ragionevole che sia così, poiché è solo in questo modo che Dio ci dà il salvatore che davvero attendiamo: non un solitario Iron man che usa il mondo come teatro ove mostrare quanto Egli sia bravo a salvarlo, ma l’Emmanuel, cioè il Dio con noi, il Dio che, poiché ci ama per davvero, vuol far di noi, poveri e fragili, vulnerabili come siamo, gli strumenti della Sua presenza nel mondo:

«Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti (…)». [1 Cor 1, 26-28]

Questo è dunque il primo augurio che faccio a ciascuno di noi per questo Santo Natale: che il Dio bambino, il Dio che sceglie di rivestirsi della nostra debolezza, accenda in noi il fuoco dell’audacia. Lo slancio di questo nuovo inizio sia dettato dall’umile certezza che il Signore è con noi. Emmanuel: Dio è con noi.

Vengo ora alla seconda risposta, che mi è stata invece suggerita dalla meditazione di alcune omelie Natalizie del papa emerito Benedetto XVI. Più volte Ratzinger si sofferma, come incantato, a contemplare il paradosso di questo Dio che nel farsi bambino assume i panni del “mendicante”, del Dio che, pur non avendo bisogno di nulla, si mostra assetato dell’amore della Sua creatura, così come un bimbo cerca l’abbraccio di sua madre:
«Dio si è fatto bambino, un bambino che ha bisogno di una madre. È diventato un bambino, una creatura che entra nel mondo piangendo, la cui prima voce è uno strillo che chiede aiuto, il cui primo gesto è rappresentato dalle mani tese in cerca di sicurezza». E ancora: «Dio è diventato un bambino. D’altra parte, sentiamo anche dire che queste cose non sono che sentimentalismo, che sarebbe meglio lasciarle da parte. Ma il Nuovo Testamento ha altre idee al riguardo. Per la fede della Bibbia e della Chiesa è importante che Dio abbia voluto essere una simile creatura, dipendente dalla madre, dipendente dall'amore soccorrevole dell'uomo».

Cari amici, davvero queste parole del Papa emerito mi pare gettino una luce nuova sul momento che stiamo vivendo. Non solo Dio cammina con noi, ma, con un gesto di ancor più vertiginosa generosità, si affida alla nostra libertà, mendica l’aiuto di ciascuno di noi, ha sete e fame del nostro libero “sì”. Mai come ora è necessario che la “scommessa” che Dio fa su di noi diventi contenuto abituale della nostra autocoscienza. Mai come ora è necessario che cresca in noi la consapevolezza del fatto che, come ci siamo ripetuti spesso nell’anno trascorso e come Julián ci ha scritto nella sua lettera di dimissioni da Presidente della Fraternità, l’incremento o il decremento del carisma che ha afferrato le nostre vite è davvero affidato alla libertà di ciascuno di noi.
Nessuno però si senta schiacciato dal peso di “tanta” responsabilità. Piuttosto aiutiamoci a guardare a questa responsabilità come un dono entusiasmante. In fondo, quel che si comincia a intuire nel guardare al bimbo Gesù mentre cerca l’abbraccio di Sua madre, è proprio questo: forse che il Mistero non potrebbe fare a meno di noi? Per quanto mi riguarda, la risposta è chiara: certo che potrebbe. Nessuno è insostituibile. Ma ciò non fa che rendere tanto più commovente, il fatto che Egli tenda le braccia verso di me, verso ciascuno di noi. Aiutiamoci, nel tempo che viene, a rispondere a questa elezione con generosità, dando tutto, senza riserve, «perché la gloria umana di Cristo possa continuare ad affermarsi nel mondo» anche attraverso questa nostra piccola grande compagnia.

Un abbraccio a tutti.

Buon Natale,
Davide