Al centro Francisco Catão, a sinistra Alberto Savorana

San Paolo. La Chiesa, la modernità e la profezia di Giussani

Presentata la traduzione del libro di Alberto Savorana. Con l'autore, è intervenuto il teologo brasiliano Francisco Catão. Suo un excursus della storia della Chiesa dell'ultimo secolo, per collocare la novità portata dal fondatore di CL
Cecilia Canalle

È stato il teologo Francisco Catão, con Alberto Savorana, a presentare a San Paolo, al Monastero di São Bento, il 18 luglio, Luigi Giussani: A sua vida. Testimone diretto del Concilio Vaticano II e figura autorevole del pensiero cattolico brasiliano, Catão ha offerto, grazie alla sua profonda conoscenza della storia della Chiesa degli ultimi decenni, una contestualizzazione affascinante il contributo del fondatore di CL.
Da parte sua, Savorana ha ricordato come Giussani, fin da giovanissimo, si rendesse conto dell’attrattiva che la realtà esercita sulle persone e della ricerca fatta dall’uomo per comprenderne il significato. «Significato che ben presto scopre nella persona – non soltanto storica, ma presente e quotidiana – di Cristo». Così, quando, subito dopo la sua ordinazione, si ammala gravemente ed è obbligato a prendersi cura esclusivamente della salute per quasi cinque anni, capisce che anche una circostanza come quella malattia è parte del suo cammino, del suo rapporto con l’amico che ha scoperto: Cristo. È un’intuizione che approfondirà per tutto il corso della sua vita.
L’altro punto messo in evidenza da Savorana è la natura del genio educativo di Giussani, che sa dialogare profondamente con la modernità: ogni giovane, partendo dalla propria esperienza, segnata dal desiderio di infinito, può verificare di persona la corrispondenza tra essa e l’incontro con Cristo presente. Era la sfida della Chiesa già durante gli anni Cinquanta: Montini, arcivescovo di Milano e futuro papa Paolo VI, aveva la stessa percezione del fatto che – per l’uomo moderno – la Chiesa, la fede, non riuscisse più a intercettare l’interesse delle persone. Ed è da questa consapevolezza che ha inizio l’avventura educativa di Giussani.

Ed è proprio a livello storico che si inserisce l’intervento del professor Catão, che offre un breve e preciso riepilogo della storia della Chiesa a partire dal XIX, indispensabile per capire la rilevanza del contributo di don Giussani al cristianesimo di oggi. A partire dall’inizio dell’Ottocento, spiega il teologo, l’istituzione ecclesiastica si è come allontanata dall’uomo comune, rifugiandosi, dopo lo scossone della Rivoluzione francese e l’avvento della modernità, in un formalismo che ne aveva minato l’autorità. Già dunque allora, l’alternativa per la Chiesa era o continuare a irrigidirsi per riaffermare la verità della dottrina o provare a muoversi in senso contrario, andando in contro all’uomo contemporaneo, incontrandolo e accogliendolo.
Catão dettaglia il percorso partendo da Leone XIII e la Rerum Novarum, passando per Pio XI e l’Ubi Arcano Dei Consilio , Paolo VI e Dei Verbum e fino ad arrivare al Catechismo del 1992, che riconosce il ruolo decisivo dell’esperienza nella conoscenza delle verità di fede.



Benedetto XVI, spiega il teologo, ha chiaramente percepito l’importanza dell’esperienza affermando, nella Deus Caritas est, che il cristianesimo non è una dottrina, una morale, ma un fatto. Ciò significa che il cristianesimo è un’esperienza, dice Catão. E, più recentemente, possiamo vedere che i punti che Giussani pone a fondamento della sua pedagogia sono vicini a quelli che papa Francesco offre come suo insegnamento. Lo si è potuto constatare nella Evangelii gaudium, e ancora di più nella Veritatis gaudium, in cui il Papa sottolinea l’esperienza come base dell’educazione cattolica. Il pensiero di Giussani, anticipatore del Concilio, prefigura già l’avvento di papa Francesco e, in questo senso, aggiunge il teologo, si potrebbe parlare di «profetismo». E, per quanto riguarda la sottolineatura sulla centralità dell’esperienza, Benedetto XVI mette a fuoco il punto grazie al rapporto con Giussani, permettendo al suo successore, papa Francesco, in qualche modo, di realizzare tale intuizione.

Il professor Catão ha concluso l’incontro spiegando come la profonda esperienza umana sia quella in cui l’uomo, riconoscendo la propria miseria, prega incessantemente che Cristo lo illumini, lo salvi nelle infinite e piccole attività della sua vita quotidiana. L’esperienza consiste in una pratica interiore, la percezione, intuita nell’intimo del proprio cuore, che Gesù dà un senso alla nostra vita. È questa esperienza inesprimibile che sta alla base di tutte le espressioni che costituiscono l’esperienza. «Non siamo cristiani perché crediamo in Gesù», ha detto il teologo: «Siamo cristiani perché Gesù dà un senso alla nostra vita; e non lo dà alle nostre grandi idee e progetti, dà un significato al nostro rapporto quotidiano con gli altri».