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Tracce n.2, Febbraio 2024

Allucinazioni
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L’Intelligenza artificiale è al centro del mondo, protagonista di dibattiti dal segno opposto e in ogni ambito. È tra le priorità di riflessione anche per il Papa, che vi ha dedicato il Messaggio per la pace, ponendo domande urgenti sul suo impatto: dalla dignità della singola persona alle dinamiche internazionali, fino agli armamenti.

Le “macchine intelligenti”, mentre fanno discutere della necessità di una governance globale, sono già lanciate verso una potenza di calcolo un milione di volte superiore a quella in campo, che ha sorpreso e spaventato anche chi l’ha innescata. Sono strumenti che provocano entusiasmi e timori proprio perché non sono più concepiti solo come strumenti. Riproducono o imitano le capacità cognitive umane e (addestrati) generano contenuti; danno risposte ma non si pongono domande; minacciano l’autenticità con la verosimiglianza, le cosiddette “allucinazioni”, plausibili ma non necessariamente vere.

Il Primo Piano è, quindi, dedicato alla parola d’ordine del progresso inarrestabile, per offrire alcune prospettive tra gli interrogativi radicali che apre: sul significato della conoscenza, sul rapporto con la realtà e con la verità. Abbiamo chiesto a vari interlocutori come l’Intelligenza artificiale sfida la concezione della vita, che cosa svela dell’uomo e del suo «essere unitario, irriducibile». Così lo definisce lo psicanalista Miguel Benasayag nel dialogo che apre il giornale. Alla domanda “cosa resta dell’uomo?”, quando così tanto viene delegato ad algoritmi e macchine, lui risponde: «Rimane tutto».
Non si tratta solo di affermarlo: è decisivo vedere che di fronte all’Intelligenza artificiale l’uomo non si trova smarrito se è presente con tutto se stesso. Anzi, è sollecitato a esserlo. È interessante che la chiave di tutto sia, sempre di più, approfondire la natura dell’unico soggetto in campo. Solo così l’uomo potrà anche programmare e usare questi strumenti per la loro forza formidabile, farlo con responsabilità, amando la verità, senza manipolare o lasciarsi manipolare. Accettare e non fuggire la provocazione inedita di questa rivoluzione fa emergere i fattori costitutivi della vita con più potenza.
Nella quarta puntata del podcast Il senso religioso, don Giussani – di cui in questo numero pubblichiamo un intervento inedito per il XIX anniversario della morte – dice: «Se sono impegnato con la mia esperienza, se guardo al mio soggetto in azione nel presente, emergono due tipi di fattori irriducibili l’uno all’altro. Il grande filosofo Jaspers diceva: “Tutte le causalità empiriche e i processi biologici di sviluppo… appaiono come applicabili a un certo substrato dell’uomo che chiamiamo materiale, ma non all’uomo stesso”. Nell’uomo c’è qualcosa che eccede».
Sappiamo bene che non tutto può essere pronosticato e calcolato, ma che cosa di noi, in questo momento, emerge come davvero inaccessibile anche allo strumento più prodigioso?