Tracce

Tracce n.8, Settembre 2021

Vedere il grido
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«Dimmi una cosa ragazza, sei felice in questo mondo moderno? O hai bisogno di qualcosa in più? C’è qualcos’altro che stai cercando?».
La sincerità struggente di Lady Gaga è risuonata al Meeting di Rimini, trascinando alla radice tutti gli altri interrogativi che emergevano negli incontri, nelle mostre: nei modi più diversi, la settimana è stata una finestra sul momento storico in cui viviamo, che non silenzia ma fa esplodere le domande più scomode e vere.
Nelle mostre era evidente: proprio quando l’io sembra travolto dall’amarezza del mondo, emerge nella sua potenza. Con la sete di un amore nascosto che pervade alcune serie Tv, con la forza della nostalgia di Pasolini o la regalità delle donne ugandesi, che si sono sentite immondizia per anni e si presentano con le loro domande commosse: «Ma la vita, chi può darti la vita? Chi può farti vivere in questo momento?». Sono più che domande: è il grido dell’umanità bisognosa che siamo e che vediamo intorno a noi.

«Dimmi una cosa ragazzo, non sei stanco di provare a colmare questo vuoto?».
Ma che cosa «può sfidare il desiderio di pienezza che è nell’attesa che tutti abbiamo dentro?», s’inoltrava Julián Carrón nel “dialogo” con Lady Gaga alla mostra “Vivere senza paura nell’età dell’incertezza”: «Solo se il cristianesimo è un avvenimento che può far raggiungere alla vita un’intensità che non può offrirgli nessun successo, nessun lavoro, nessuna affezione, potrà davvero interessare la vita». La fede sarebbe fuori dalla storia, né potrebbe continuare ad affascinarci, se non c’entrasse col nostro bisogno più vero.
«Ma noi crediamo ancora che basta l’attrattiva?», concludeva Carrón.
In questo numero proviamo a raccontare come il fatto cristiano dialoga con il fondo dell’umano: da Timothy Radcliffe alle testimonianze dal mondo, fino al percorso tra alcuni autori contemporanei spagnoli, che con animo stupito o dolente ci avvicinano a toccare il mistero del desiderio che ci portiamo addosso. «C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce»: quello di Leonard Cohen, a cui si ispira il tema, è uno sguardo meravigliato, che ancora vuole conoscere quello che non sa.
A riempire di luce la crepa non sarà mai un pensiero. Ma qualcuno da cui lasciarci guardare, perché ha tenerezza per la sua umanità e quindi per la nostra, davanti a cui il cuore sobbalza come non possiamo far succedere noi, pur con tutti i nostri tentativi.