La copertina del libro.

La tenacia del Divino

Quattro anni di lavoro del cardinale Camillo Ruini riassunti in un libro: la sfida del nichilismo e dell'agnosticismo, il confronto con Platone e la scienza moderna. Un contributo a tutto campo in vista dell'Anno della Fede
Ubaldo Casotto

Dopo quattro anni di studio, tanti ne ha impiegati per prepararsi a scrivere questo libro rispondendo alle domande di Andrea Galli, il cardinale Camillo Ruini non ha cambiato idea: il tratto essenziale del pensiero contemporaneo è il nichilismo. Scrive a pagina 259 del suo Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione (Mondadori, 300 pagine, euro 18.50): «Sono cadute le grandi ideologie politiche e in genere i cosiddetti "assoluti terreni". Questa caduta è stata a volte interpretata come uno spazio aperto per il ritorno dell’assoluto autentico e trascendente, cioè di Dio. Nei fatti, però, assai più che a un ritorno di Dio, abbiamo assistito a una specie di disincanto universale, espresso appunto dal relativismo e soprattutto dal nichilismo». La manifestazione pratica ed esistenziale del nichilismo per Ruini consiste nella «riduzione dei nostri desideri». Il Cardinale descrive un paradosso: i nostri desideri, osserva, «sembrano moltiplicarsi quantitativamente e anche qualitativamente, estendendosi ai cosiddetti beni immateriali, ma in realtà rimangono a livello di ciò che si ritiene realizzabile con le nostre forze», in realtà accantoniamo «quel desiderio o anelito di pienezza profondamente presente dentro di noi». L’ipertrofia dei desideri annulla il desiderio.

Il problema con Dio della cultura e della società del nostro tempo parte da questa riduzione dell’uomo. O viceversa, l’eclissi di Dio porta a questa riduzione dell’uomo. Per Ruini è una posizione difficilmente sostenibile, contraddetta dall’esperienza, propria di ogni uomo, «dell’apertura illimitata del nostro interrogarci e desiderare, cioè della nostra intelligenza e volontà», comprimerla «entro i limiti di ciò che si presenta come attualmente realizzabile appare poco sostenibile già sul piano antropologico».
Ed è in virtù del riconoscimento della natura dell’uomo come natura strutturalmente aperta e in cerca dell’infinito che Ruini sostiene l’inevitabilità delle domande sull’essere («Perché c’è qualcosa invece che il nulla?», «Chi è l’uomo?»), sul suo significato, sulla sua origine, sul suo scopo e quindi su Dio. La secolarizzazione come tentativo di razionalizzare ogni ambito della vita e della società ha fallito il suo scopo. Ruini riconosce per questo giudizio un ruolo da “precursore” a Giovanni Paolo II, che era convinto non fosse quello l’inevitabile destino della nostra epoca, anzi che la sua ondata di piena fosse passata e che «fosse venuto il tempo non di adeguare la proposta cristiana alla secolarizzazione, bensì di intraprendere una nuova evangelizzazione». Quindi, conscio delle difficoltà anche intellettuali del credente nel mondo di oggi, il cardinale sostiene che «la fede in Dio, pur emarginata da molte correnti di pensiero, sta ritrovando sempre più spazio non solo nell’intimo delle coscienze ma anche nella cultura pubblica. Non direi che Dio si trova nelle condizioni più deboli da secoli a questa parte». E parla al riguardo di una “tenacia del divino”.

Dopo il tentativo della modernità di rendere l’uomo autosufficiente, l’uomo si è ritrovato depauperato di se stesso, non più libero ma schiavo di un nuovo naturalismo scientista che lo riduce ai meccanismi neurobiologici del suo cervello. Dopo l’esaltazione infinita del soggetto, il suo annullamento. È questa eterogenesi dei fini nella storia del pensiero che Ruini mostra come destino di tutti i tentativi animati da buone intenzioni e finiti nel loro opposto: così Cartesio, così Kant, così Lutero, così l’umanesimo moderno giunto al dissolvimento dell’uomo. Ma «sulla via che conduce da Cristo all’uomo - scrive citando ancora Giovani Paolo II - la Chiesa non può essere fermata da nessuno».
L’indagine su Dio (“Insieme alla verità del cristianesimo, è sempre stato il centro dei miei interessi”) - che in queste trecento pagine attraversa la storia del pensiero e gli sviluppi odierni delle scienze fisiche e biologiche, mostrando Ruini la maestria di un grande professore di filosofia - parte da questo stupore e amore per l’uomo, l’unico essere cosciente dell’universo e di sé che, sia un primitivo o si chiami Immanuel Kant, si stupisce del cielo stellato.

Il Cardinale dedica molte pagine a confutare le varie tesi secondo cui la religiosità sia il frutto di condizionamenti sociali o espressione di un “bisogno dell’uomo”. Non di bisogno si tratta - spiega appoggiandosi soprattutto sugli studi di Mircea Elide e di Julien Ries - ma di “esperienza originaria” di stupore per la realtà. Per cui la domanda su Dio è ineliminabile in quanto nasce «inevitabilmente dal dinamismo intrinseco della nostra intelligenza», «è intrinseca alla nostra ragione e alla nostra volontà». Una «apertura illimitata e positiva» e nello stesso tempo «inseparabile dall’esperienza del limite», così connaturata al nostro essere e al nostro esserci da non permettere una posizione di neutralità. Ruini mostra come l’agnosticismo, il non poter dire nulla su Dio né che ci sia né che non ci sia, sia una posizione praticamente molto diffusa ma teoreticamente insostenibile, perché «se Dio c’è o non c’è tutto cambia» e alla fine uno vive secondo una o l’altra delle due ipotesi, e mette poi in evidenza la stretta parentela tra il determinismo e il panteismo, cui in ultima analisi sono riconducibili molte teorie “scientifiche” e immanentiste odierne, per concludere con Schopenauer che «il panteismo è soltanto una forma cortese di ateismo».
In queste pagine c’è molto di più: c’è la spiegazione del monoteismo ebraico, l’utilità e la convenienza della rivelazione auspicata nel Fedone di Platone, la storicità dei Vangeli, la lenta affermazione del mistero della Trinità e le sue conseguenze culturali e di civiltà, il confronto con le obiezioni alla fede dei grandi pensatori del passato e degli scienziati del presente…

C’è chi l’ha definito un libro “ambizioso”, l’autore ha usato un aggettivo che sua zia gli riservava da piccolo, “temerario” ma, aggiunge, scritto con “umiltà”. Nell’anno della fede indetto da Benedetto XVI può esser utile a molti: ai credenti per una consapevolezza delle ragioni della loro fede; e a chi non crede, ben sapendo che la fede è dono, ma un’indagine siffatta (Ruini parla di “percorso”) può aiutare a rimuovere molti ostacoli irrazionali all’ossequio ragionevole della nostra intelligenza e della nostra volontà a quel Dio di cui ogni uomo è immagine viva.


Camillo Ruini
a cura di Andrea Galli
Intervista su Dio, Le parole della fede, il cammino della ragione
pp. 300 € 18,50
Mondadori