A Lisbona durante la crisi del 2010

Verso le Europee. Cosa rende meno fragile un'azienda?

Ancora a partire dal documento di CL sulle elezioni di maggio, dal Portogallo la testimonianza di come la fede, anche per chi fa impresa, può far vivere e superare perfino le difficoltà della crisi economica

Nel mondo degli affari di oggi sembra che tutto sia più importante di chi costruisce effettivamente le aziende: le persone. Sono manager in un'azienda e nel movimento ho imparato che costruirla senza guardare le persone la rende fragile. Se c'è qualcosa che va bene per l'azienda e non per le persone, allora non va bene per l'azienda. Se è buono per le persone e non per l'azienda, allora non va bene per le persone.

Quando in Portogallo è arrivata la crisi, nel 2010, il disorientamento è stato grande. Tra lo scaricare le colpe sempre sugli altri e una disoccupazione che continuava a crescere, sembrava che proprio le persone fossero "il problema" principale, invece che un'opportunità.

In azienda, la prima reazione non è stata il lamento, ma il tentativo di trovare un modo per ribaltare la situazione, partendo dalla responsabilità che avevamo di mantenere e creare lavoro, di crescere a livello nazionale e internazionale e, quindi, di contribuire all'occupazione.

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La ricerca di nuovi affari anche oltre confine, e quindi dovendo spesso viaggiare e lasciare moglie e tre figli piccoli a casa, è qualcosa che ancora oggi implica inevitabilmente una fatica. Ma se questa è fatta avendo chiaro lo scopo, allora diventa più lieve.

La coscienza del valore del lavoro che ho imparato nel movimento e il guardare chi gestisce l'azienda partendo dal suo essere cristiano, sempre con uno sguardo sempre positivo su ciò che accade, ha permesso di superare le tante difficoltà.

Rodolfo, Lisbona


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