I Papi e CL

La storia del Movimento è intrecciata in modo indissolubile al rapporto con i Papi che l'hanno accompagnata e la accompagnano. Da Paolo VI fino ad oggi. Don Giussani ha sempre richiamato la fedeltà e l'obbedienza al Santo Padre e all'autorità della Chiesa come «direttiva suprema al cammino umano». Senza questa sequela, diceva, «diventa incerta l'edificazione del popolo di Dio». È un tema molto presente nell'itinerario del Movimento, prima con don Giussani e ora con don Carrón: per ambedue l'attenzione al Papa e a quel che il Papa chiede alla Chiesa tutta, oltreché al Movimento in particolare, torna sistematicamente nei discorsi, nei libri, nelle lettere e nei commenti.

Paolo VI
«Coraggio, questa è la strada giusta: vada avanti così!» (Alberto Savorana, Vita di don Giussani, 2013): Giussani ricorderà sempre con commozione e gratitudine le parole con cui Paolo VI lo incoraggiò nella domenica delle Palme del 1975, in un dialogo privato, dopo un incontro con i giovani in piazza San Pietro. Un rapporto che era cominciato quando Montini era arcivescovo di Milano e Giussani aveva iniziato a lavorare nella scuola. (Cfr. Marta Busani, Gioventù Studentesca, 2016)

«Coraggio, questa è la strada giusta: vada avanti così!»

Giovanni Paolo II
Don Giussani viene ricevuto per la prima volta in udienza privata il 18 gennaio 1979, tre mesi dopo l'elezione di Wojtyła. Così scrive in una lettera a tutti i gruppi di CL, dopo averlo incontrato: «Amici miei, serviamo questo uomo, serviamo Cristo in questo grande uomo con tutta la nostra esistenza».
Nel 1982 Giovanni Paolo II visita il Meeting di Rimini, lasciando un messaggio e un compito molto importante per tutto il popolo di CL: «È necessario che lo sguardo si volga “all'artefice della nostra salvezza” per generare una civiltà che nasca dalla verità e dall'amore. La civiltà dell'amore! Per non agonizzare, per non spegnersi nell'egoismo sfrenato, nell'insensibilità cieca al dolore degli altri. Fratelli e sorelle, costruite senza stancarvi mai questa civiltà! È la consegna che oggi vi lascio. Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo!».



Sono molte le occasioni di incontro personale e collettivo nei quasi ventisette anni di pontificato di Giovanni Paolo II. Tra queste certamente spicca l'udienza del 1984 in Vaticano, quando il Papa affidò al Movimento il mandato missionario «Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore». Quelle parole spinsero molti ciellini a cercare o accettare occasioni di studio e lavoro al di fuori dei confini italiani proprio per adempiere a quell'invito così autorevole e benevolo.

«Andate in tutto il mondo a portare la verità, la bellezza e la pace, che si incontrano in Cristo Redentore»


Un altro momento di straordinaria emozione fu il 30 maggio 1998, quando alla Veglia con i Movimenti e le nuove comunità don Giussani, insieme ad altri fondatori, pronuncia la sua testimonianza. Al termine del discorso l'immagine dell'incontro tra i due uomini - con don Giussani già segnato dalla malattia - resta come una delle icone del nostro tempo.



Infine un eccezionale scambio epistolare, tra 2002 e 2004.
Nel ventennale del riconoscimento della Fraternità il Papa scrive a don Giussani: «Il Movimento ha voluto e vuole indicare non una strada ma la strada per arrivare alla soluzione di questo dramma esistenziale [dell'uomo]». Due anni dopo, in occasione dei cinquanta anni di storia del Movimento, don Giussani scrive al Papa: «Non solo non ho mai inteso "fondare" niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di aver sentito [...] la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali e basta». Nella risposta Giovanni Paolo II dice: «Sta proprio qui l'originale intuizione pedagogica del vostro Movimento: riproporre cioè, in modo affascinante e in sintonia con la cultura contemporanea, l'avvenimento cristiano, percepito come fonte di nuovi valori, capaci di orientare l'intera esistenza [...] Questa esperienza di fede genera uno sguardo nuovo sulla realtà, una responsabilità e una creatività che concernono ogni ambito dell'esistenza: dall'attività lavorativa ai rapporti familiari, dall'impegno sociale all'animazione dell'ambiente culturale e politico».

«Questa esperienza di fede genera uno sguardo nuovo sulla realtà, una responsabilità e una creatività che concernono ogni ambito dell'esistenza»

Benedetto XVI
Il legame di vera e propria amicizia di don Giussani con il cardinale Ratzinger coltivato per almeno due decenni è alla base del rapporto tra il Movimento e Benedetto XVI.



Ricevendo il Movimento nel marzo 2007, papa Benedetto afferma: «Il mio primo pensiero va a monsignor Luigi Giussani, al quale mi legano tanti ricordi e che mi era diventato un vero amico». Pochi mesi dopo, tanti membri di CL parteciperanno all'Angelus del 20 gennaio 2008, in segno di comunione con papa Ratzinger, che aveva rinunciato, a causa di aspre polemiche, a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma. Un'altra occasione speciale sarà il 16 maggio 2010, quando 35mila persone del Movimento andranno in piazza San Pietro per recitare il Regina Coeli, in una fase di violenti attacchi contro la Chiesa.
Ogni incontro ed udienza privata con papa Ratzinger sono stati accompagnati dalle lettere di don Carrón alla Fraternità.
Un segno di particolare vicinanza è stata la scelta di Benedetto XVI di avere al suo fianco, nel servizio quotidiano, quattro appartenenti ai Memores Domini che dalla sua elezione fanno parte della Famiglia Pontificia. Una di loro, Manuela Camagni, è morta in un incidente il 24 novembre 2010. Questo è un brano del messaggio di papa Ratzinger per i funerali: «Se noi ricordiamo il Signore, è perché Lui, prima ancora, si ricorda di noi. Noi siamo memores Domini perché Lui é Memor nostri, ci ricorda con l'amore di un Genitore, di un Fratello, di un Amico, anche nel momento della morte. Sebbene a volte possa sembrare che in quel momento Lui sia assente, che si dimentichi di noi, in realtà noi siamo sempre presenti a Lui, siamo nel suo cuore. Ovunque possiamo cadere, cadiamo nelle sue mani. Proprio là, dove nessuno può accompagnarci, ci aspetta Dio: la nostra Vita».

«Noi siamo memores Domini perché Lui è Memor nostri, ci ricorda con l'amore di un Genitore, di un Fratello, di un Amico, anche nel momento della morte»

Francesco
«Sono riconoscente a don Giussani per varie ragioni. La prima, più personale, è il bene che quest’uomo ha fatto a me e alla mia vita sacerdotale, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli. L’altra ragione è che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo. Voi sapete quanto importante fosse per don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. Così lui ha educato alla libertà, guidando all’incontro con Cristo, perché Cristo ci dà la vera libertà».
Così papa Francesco inizia il suo intenso discorso agli 80mila che si sono radunati da 47 Paesi in piazza San Pietro il 7 marzo 2015. È per la prima udienza che concede a tutto il Movimento in occasione dell'anniversario della nascita di CL e del decimo anniversario della morte di don Giussani.

«Il senso religioso non è un libro ad uso esclusivo di coloro che fanno parte del Movimento; neppure è solo per i cristiani o per i credenti. È un libro per tutti gli uomini che prendono sul serio la propria umanità»


Don Giussani e Jorge Mario Bergoglio non si sono mai conosciuti di persona. Ma il futuro Papa conosceva bene il suo carisma e il suo pensiero e quando era arcivescovo di Buenos Aires, aveva presentato alcuni libri, tra cui Il senso religioso e L'attrattiva Gesù.
Don Carrón è stato ricevuto in udienza privata da papa Francesco l'11 ottobre 2013 ed il 14 aprile 2016. Così ha scritto alla Fraternità, dopo l'ultimo incontro: «Credo che niente possa aiutarci di più della tensione costante a immedesimarci con la testimonianza che papa Francesco ci offre quotidianamente».

Il 30 novembre 2016, il Santo Padre invia una lettera autografa alla guida di CL, per ringraziare tutto il movimento delle offerte raccolte durante i pellegrinaggi in occasione dell’Anno Santo della Misericordia. «La povertà è necessaria perché descrive ciò che abbiamo nel cuore veramente: il bisogno di Lui», scrive Francesco: «Perciò andiamo dai poveri, non perché sappiamo già che il povero è Gesù, ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù. (...) Non desisto dall’invocare la grazia di una Chiesa povera e per i poveri. Non è un programma liberale, ma un programma radicale perché significa un ritorno alle radici. (...) È la rivoluzione della tenerezza e dell’amore».

Il 2 febbraio 2018 don Julián Carrón è di nuovo ricevuto in udienza privata da papa Francesco, durante la quale il tema dei giovani è stato al centro del colloquio: «Ci ha incoraggiato a continuare con il nostro impegno, perché lui lo ritiene molto importante in questo momento particolare in cui i giovani vivono in una “società liquida”, affinché possano trovare dei punti di riferimento che li accompagnino nel loro cammino».